Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha recentemente delineato il futuro dello stabilimento di Mirafiori: un hub orientato totalmente verso l’economia circolare.

L’annuncio è che in 12-18 mesi, per raggiungere questo obiettivo, Mirafiori si trasformerà in un centro dedicato alle tecnologie legate al riciclo, in particolare al recupero delle materie prime.
Non solo, a tutto questo si affiancherà anche un reparto per la produzione di trasmissioni elettrificate a doppia frizione, destinati ai futuri motori ibridi e ibridi plug-in del gruppo.

Tornando ai temi più green, queste saranno le attività del “nuovo” stabilimento Mirafiori:

  • rigenerazione dei componenti;
  • ricondizionamento dei veicoli;
  • smantellamento dei veicoli.

Il progetto sembra accontentare proprio tutti: Stellantis, Città di Torino, Regione Piemonte e sindacati, che, anche a fronte della possibile messa in sicurezza di così tanti posti di lavoro, definiscono gli interventi “positivi”.
Tutto questo, però, senza nessuna definizione precisa dell’ammontare degli investimenti e senza impegnarsi con precisione sulla garanzia dei posti di lavoro già esistenti.

Perché a Stellantis interessa un hub di economia circolare a Mirafiori?

Quando si parla di aziende è difficile credere che l’interesse sia unicamente quello comune e relativo alla conservazione dell’ambiente.

Anche se le cifre non sono note, è facile immaginare la portata degli investimenti necessari a riconvertire le finalità di un intero stabilimento. Senza contare che Stellantis sembra non essere l’unica ad aver intrapreso questa strada.

È grazie alle parole di Giorgio Airaudo (segretario generale Cgil Piemonte) che il quadro assume contorni più definiti. Una direttiva europea impone che in futuro siano le case automobilistiche a gestire il ritiro e la dismissione delle auto elettriche a fine vita. Il nuovo impegno di Stellantis e degli altri produttori, quindi, trae la sua origine da una spintarella da parte dell’Unione Europea ed è un modo per prepararsi agli adempimenti futuri.

Iniziativa lodevole, ma gli autodemolitori?

La domanda nasce spontanea: se, come Stellantis, tutti i costruttori di auto dovranno gestire lo smaltimento dei loro veicoli, quale sarà il futuro di chi, fino ad oggi, se ne è occupato per mestiere?

Le reazioni non sono mancate.

Questo il commento di ADA (Associazione Demolitori Autoveicoli):

Come è evidente questo annuncio ha portato un po’ di preoccupazione nella nostra categoria, per questo motivo abbiamo subito preso contatto con i vertici di Stellantis e del sindacato Cgil per avere informazioni più precise sul progetto ed avere così la possibilità di ragionare su quali conseguenze potrebbero derivare per le nostre aziende.

Dai colloqui avuti e da una prima valutazione sembrerebbe che nel nuovo polo Mirafiori potrebbe sorgere una struttura dedicata alla demolizione dei veicoli da crash e test e non a quelli da post consumo (veicoli fuori uso) e ricondizionamento di materiali e parti ritirati in garanzia dalla casa produttrice.

Analoghi impianti sono stati creati già da tempo in Germania da BMW, MERCEDES e AUDI e in Francia da PSA e RENAULT.

Più tagliente il punto di vista del Presidente di ADQ (Autodemolitori di Qualità):

L’A.D Carlos Tavares ha rispolverato un vecchio progetto di mamma Fiat, ovvero un centro di raccolta veicoli fuori uso a Mirafiori. Ovvio, chiamarlo “sfascio” è poco green, quindi Hub dell’economia circolare è più in.

A differenza di molti non penso sia preoccupante anzi, renderà palesi le difficoltà che ogni giorno i centri di raccolta affrontano. Rimarco poi che è ormai semplice scegliere solo alcuni ricambi e/o rifiuti. La vera sfida del quotidiano, fatta dai 3 mila impianti di Italia, è di ridare vita a tutta la macchina… come da normativa!

Per concludere, la partita è ancora aperta

Resta la sensazione che i contorni di tutta la questione siano ancora molto sfumati e che per delinearli ci vorrà del tempo. Siamo anche certi che a riguardo ci sarà ancora molto da scrivere e che restino dei punti da chiarire, anche e soprattutto oltre i confini nazionali.

Sicuramente nelle settimane e mesi a venire seguiremo l’evolversi della situazione con nuovi contributi. Se non vuoi perdere nessuna news, iscriviti alla newsletter!