Di retrofit si è sempre parlato.

La prima volta che mi fu proposto, possedevo una Fiat Tipo diesel e l’occasione era quella di inserire una bombola di metano. Ai tempi rifiutai. Un po’ per pigrizia, un po’ per diffidenza.

Ripensandoci, semplicemente circolavano, in merito, molte meno informazioni di oggi.

In effetti, quindi, il retrofit è una pratica consolidata e consente di “trasformare” il proprio motore affinché possa utilizzare sistemi di alimentazione diversi da quelli originali.

Retrofit: quello elettrico è già una realtà

Inutile dire che, da quando l’avvento dell’elettrico si è trasformato da fenomeno a realtà consolidata, l’argomento retrofit sia tornato di moda. Da più parti, insomma, si è cercato di trovare una soluzione per convertire le auto endotermiche a veicoli con propulsione elettrica.

Le soluzioni sono state presto trovate, per quanto non propriamente economiche.

I “kit” (così si chiamano i pezzi necessari alla conversione) per l’elettrico possono costare, chiavi in mano, anche 15 o 20 mila Euro. Non una barzelletta se consideriamo che, in linea di massima, si parla di interventi indirizzati a macchine non proprio nuovissime.

Per contro si ha la consapevolezza di avere un nuovo sistema di propulsione, rispettare le norme per la viabilità a venire e un risparmio in termini di “pieno carburante”, che improvvisamente diventa un “vecchio” problema.

I dubbi sull’elettrico e l’alternativa ad idrogeno

Per quanto il successo dei veicoli elettrici sia sotto gli occhi di tutti, non possiamo parlare di un vero e proprio plebiscito. Da più parti infatti sorgono dubbi di diversa natura e spesso si parla di idrogeno come vera alternativa green.

Non vogliamo, in questa sede, entrare nel merito di una questione che non ha risposte semplici. Quel che è certo, però, è che quanto detto finora è ancor più vero se si parla di grandi veicoli e flotte aziendali.

Non è un caso quindi che la prima vera alternativa ai treni tradizionali, sia ad idrogeno e che recentemente sia salito alla ribalta il prototipo di un retrofit a idrogeno per motori diesel.

Da diesel ad idrogeno, i vantaggi e a chi sono indirizzati

Il progetto ed il prototipo appartengono ai ricercatori della UNSW (Università australiana di Sydney). Quest’ultimi sostengono di poter riconvertire un motore diesel affinché utilizzi al 90% idrogeno. Un’altra cosa notevole è che non è richiesto un livello altissimo di purezza, proprio perché l’iniezione ad idrogeno (direttamente dal cilindro) si affianca a quella diesel tradizionale. Va da sé che questa soluzione ibrida non è esente da rilascio di anidride carbonica, ma punta a ridurne dell’85% l’emissione.

I vantaggi sono molteplici e mirano proprio ad ovviare al problema della sostituzione di grandi flotte aziendali che ovviamente non può avvenire dall’oggi al domani. Possono, invece, essere modernizzate in tempi molto più rapidi.

Insomma, secondo alcuni studi un processo che richiederebbe almeno 10 anni per trovare il suo compimento avrebbe una soluzione già oggi ed è proprio oggi che abbiamo bisogno di soluzioni.